Le storie che curano

LE STORIE CHE CURANO

Ieri sono stata nel bosco, in quel posto che mi rigenera tantissimo e dove vado ogni volta che ho bisogno di tempo e spazio per me.

Cammino, mi ascolto, mi fermo, medito e scrivo.

Ieri ho trovato un nuovo posto vicino a casa.

La mia mente un groviglio di emozioni, un groviglio di pensieri e tanta fatica ad ascoltarmi e a fare silenzio.

Quante volte ti è capitato di sentirti così?

Allora ho trovato questo posto, mi sono fermata e ho iniziato a respirare.

Carta e penna sono sempre con me per non perdermi l’ispirazione che arriva in maniera improvvisa!

(il casino è quando arriva sotto la doccia!, ed è capitato, fidati!! :D)

Ho iniziato a disegnare, senza uno scopo, solo seguendo ciò che il mio istinto aveva da dirmi..

Disegno un occhio e subito dopo mi viene da chiedermi:

“Cosa ho bisogno di vedere oggi?”

Lascio fluire la penna.. e disegno un sole. Resto in ascolto: “ho bisogno di vedere il sole dentro di me”.

Ritornare al centro per riportare la pace, per non cercare più al di fuori di me l’amore per me stessa.

Per non cercarlo più nei risultati che ottengo e nell’approvazione che ho o meno dall’esterno.

Riempio anche oggi la mia coppa di amore, di gioia e di tutto ciò che mi serve ora e che sto cercando all’esterno di me.

Come si sta con tutte le risorse che riconosci già essere in tuo potere?

Come si sta nella pienezza delle tue energie e nella pienezza del tuo potere?

Cosa ti toglie energia?

Cosa fai fatica a vedere?

Per riempire la mia coppa ho usato una tecnica energetica molto potente che sta aiutando concretamente me e le persone con cui sto lavorando e che l’hanno provata.

Lasciati guidare per riempire quella coppa di amore: ritroverai te stessa, i tuoi confini, la tua energia, il tuo equilibrio e il tuo centro.

E imparerai a riempirla e ad evitare la dispersione delle tue energie, delle tue risorse.

Per diventare una coppa traboccante di amore per Te.

“Sono arrivata qui, dopo questo lungo periodo di chiusura e non so più chi sono.

Ho fatto tante cose nella mia vita, ho molte passioni, amo studiare, imparare e “lavorare su di me”.

Ma ora sono davvero ad un punto morto.

Davvero sono tutto quello che ho imparato sin qui?

A volte temo che tutto quello che ho studiato possa farmi allontanare da chi sono realmente.

Può essere?”

Mi dice lei, bella, solare, piena di gioia!

Quando l’ho incontrata per la prima volta eravamo ad un corso insieme, poi la incontrai nuovamente in un altro corso.

Si, entrambe amiamo metterci in gioco e crescere!

La sua gioia contagiosa si era un po’ spenta e ho subito pensato che fosse un gran peccato!

Ho subito avvertito che tutto questo cercare fuori da lei l’aveva portata lontana dalla sua Essenza.

Si, perché la vera Essenza si contatta destrutturando, scegliendo, facendo spazio e trovando il silenzio.

Ogni cosa che impariamo può creare sovrastrutture che alimentano la personalità.

L’unico e vero scopo è il ritorno a sé, destrutturando ogni cosa che hai imparato.

Per questo è utile chiedersi, prima di scegliere: questa scelta è coerente con la mia Essenza oppure è il desiderio di qualcos’altro?

Mi renderebbe davvero felice o solo brava?

Soddisfa il mio ego o mi porta un passo più vicino a chi sono davvero?

E poi lei ha scelto di farsi aiutare a destrutturare, a liberare la sua Essenza autentica attraverso il percorso che connette la ragione al vero sé.

E ha trovato un percorso di conoscenza profonda di sé, un percorso pensato e strutturato bene che le ha permesso di accedere alle sue risorse interiori in modo semplice.

Ha trovato una guida presente e disponibile che l’ha accompagnata passo dopo passo in modo professionale e accogliente. 

E ha destrutturato, ed è in pace.

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Nessuno la capisce, nessuno riesce a comprendere quello che ha dentro.

Ogni volta la stessa storia: “Io parlo e nessuno mi ascolta”.

Dietro l’occhiale uno sguardo triste e tanta sfacciataggine per nascondere la sua fragilità. La verità è che vuole solo sentirsi ascoltata, sentirsi amata.

E nessuno sa farlo.

La vera verità è che nessuno potrà mai farlo se Anna non accoglie la possibilità di cambiare il suo modo di parlare con gli altri.

Quando si pone con arroganza le persone rispondono con arroganza.

Quando si pone con la lamentela, le persone attorno a lei le rispondono che non vogliono avere a che fare con una persona che si lamenta in continuazione.

Cosa può fare?

Provare a cambiare modo di comunicare.

Prova, cara Anna, a porti con amore e comprensione e prova a vedere cosa accade!

E’ perfettamente in grado di badare a se stessa.

Conosce come crescere i suoi fratelli più piccoli, sa come preparare da mangiare i piatti tipici del suo paese e come rassettare casa per accogliere anche gli ospiti più esigenti.

Ma non sa nulla di se. Perché non ne ha il tempo.

Perché ogni volta che sente una voce che viene da dentro e che le chiede di ribellarsi, sa che deve cacciarla giù, nel profondo.

Perché sa che l’unico modo perché le persone attorno a lei si accorgano di lei sarebbe quello di andare via, lontano, in un altro paese.

Questo sarebbe l’unico modo! Ma quanto dispiacere, quanto senso di colpa!

E così, ogni sera, accende la sua candela che profuma di speranza e di giacinto e scrive il suo sogno, ogni sera sempre uguale, ogni sera senza perdere la speranza: “Voglio andare in Europa, dove il mondo mi attende”

Ogni sera la sua magica routine, tranne quella sera.

Esce e si avvicina al fiumiciattolo accanto alla sua casa.

Ha creato una piccola barca galleggiante fatta con le sue mani, ripone la sua candela di giacinto, il suo desiderio e la sua speranza.

E ripone delicatamente la barchetta sull’acqua. Lascia andare alla corrente ogni suo gesto.

Si affida alla Vita.

E sa che certamente il suo sogno di andare in Europa sarà pronto ad accoglierla, quando sarà pronta per accogliere questa possibilità.


I suoi capelli arruffati le ricadono davanti al viso..

Anche questa volta suo padre non ha tempo per ascoltarla.

Eppure lei vorrebbe solo un abbraccio, non chiede altro.

E’ sempre stata brava a scuola, una brava bambina, ma quell’abbraccio non lo ha mai incontrato.

E lo pretende, perché ha tutto il diritto di pretenderlo come figlia, molto brava a scuola, oltretutto.

Angelo, suo papà, non ha passato una bella infanzia.

Era il tempo della guerra e i suoi genitori avevano avuto solo le forze per portare a casa un pezzo di pane e la sicurezza di arrivare vivi alla sera.

Non ha compreso il calore di un abbraccio, ma il calore del pane caldo si, quello lo conosce molto bene.

Per lui rappresenta la cura, l’amore, la sopravvivenza e la famiglia.

Per questo che, ogni volta che Anna va a trovarlo a casa, le fa trovare un piatto caldo e una bottiglia di olio “di quello buono” da portare via.

Le dà quello che per lui significa amore, casa, cura e Vita.

E’ semplicemente una diversa forma di dare, il suo modo di dare.

No, non è in grado di darle quegl’abbracci che tanto desidera, perché non sa come fare, non si sente in grado, si sente in imbarazzo.

Così racchiude in quella bottiglia di olio buono e in quel piatto caldo tutto il suo amore.

E ogni volta si chiede: “perché Anna è sempre così dura con me? Cosa ho sbagliato?”

Ecco, a volte è sufficiente cambiare il proprio punto di vista.  

Anche quella mattina esce trafelata dal letto, di corsa, senza fare il letto, una cosa che si rimprovera sempre.

Corre di corsa fuori casa, con i capelli arruffati e un cardigan slacciato.

Corre a prendere il suo caffè lungo e caldo con cannella, come ogni mattina, e corre in ufficio.

Un ufficio che non è la sua casa, che non sta dove sta il suo cuore..

Svolge il suo lavoro con professionalità, ma con quel senso di fastidio, proprio delle persone che vivono una vita che non corrisponde alla loro realtà.

Lei si, vorrebbe fare la scrittrice, ma le risuonano perfettamente in testa le parole di suo padre “Con la carta non ci mangi, meglio che vai a fare la ragioniera, così hai un posto sicuro”.

Si, il posto sicuro.. quel posto infelice che toglie energia alle mie giornate!

“Si, ma ti dà da mangiare!”

Come puoi pensare che il sogno senza un boccone di pane possa diventare realtà.

Non è davvero possibile fare entrambe le cose?

No, pare di no.

“E ragioneria sia!” Una gabbia dorata che durò più di 20 anni.

Ma non per troppo tempo, perché alla chiamata della nostra anima non ci possiamo sottrarre per molto..

La ghianda dorata bussa alla porta durante un tempo di silenzio, uno spazio profondo di quiete e solitudine.

Si, perché le idee migliori arrivano quando metti in pausa la tua mente, là in quello spazio senza tempo che contiene il tutto.

Un’intuizione e una voce chiara, secca e decisa, questa volta senza più tentennamenti.

Ora si che è tutto più chiaro, ora si che tutto ha un senso, quel senso tanto agoniato!

Se fosse stata una donna disciplinata e organizzata, probabilmente avrebbe capito molto tempo prima cosa “fare da grande”.

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