Le storie che curano

LE STORIE CHE CURANO


I suoi capelli arruffati le ricadono davanti al viso..

Anche questa volta suo padre non ha tempo per ascoltarla.

Eppure lei vorrebbe solo un abbraccio, non chiede altro.

E’ sempre stata brava a scuola, una brava bambina, ma quell’abbraccio non lo ha mai incontrato.

E lo pretende, perché ha tutto il diritto di pretenderlo come figlia, molto brava a scuola, oltretutto.

Angelo, suo papà, non ha passato una bella infanzia.

Era il tempo della guerra e i suoi genitori avevano avuto solo le forze per portare a casa un pezzo di pane e la sicurezza di arrivare vivi alla sera.

Non ha compreso il calore di un abbraccio, ma il calore del pane caldo si, quello lo conosce molto bene.

Per lui rappresenta la cura, l’amore, la sopravvivenza e la famiglia.

Per questo che, ogni volta che Anna va a trovarlo a casa, le fa trovare un piatto caldo e una bottiglia di olio “di quello buono” da portare via.

Le dà quello che per lui significa amore, casa, cura e Vita.

E’ semplicemente una diversa forma di dare, il suo modo di dare.

No, non è in grado di darle quegl’abbracci che tanto desidera, perché non sa come fare, non si sente in grado, si sente in imbarazzo.

Così racchiude in quella bottiglia di olio buono e in quel piatto caldo tutto il suo amore.

E ogni volta si chiede: “perché Anna è sempre così dura con me? Cosa ho sbagliato?”

Ecco, a volte è sufficiente cambiare il proprio punto di vista.  

Anche quella mattina esce trafelata dal letto, di corsa, senza fare il letto, una cosa che si rimprovera sempre.

Corre di corsa fuori casa, con i capelli arruffati e un cardigan slacciato.

Corre a prendere il suo caffè lungo e caldo con cannella, come ogni mattina, e corre in ufficio.

Un ufficio che non è la sua casa, che non sta dove sta il suo cuore..

Svolge il suo lavoro con professionalità, ma con quel senso di fastidio, proprio delle persone che vivono una vita che non corrisponde alla loro realtà.

Lei si, vorrebbe fare la scrittrice, ma le risuonano perfettamente in testa le parole di suo padre “Con la carta non ci mangi, meglio che vai a fare la ragioniera, così hai un posto sicuro”.

Si, il posto sicuro.. quel posto infelice che toglie energia alle mie giornate!

“Si, ma ti dà da mangiare!”

Come puoi pensare che il sogno senza un boccone di pane possa diventare realtà.

Non è davvero possibile fare entrambe le cose?

No, pare di no.

“E ragioneria sia!” Una gabbia dorata che durò più di 20 anni.

Ma non per troppo tempo, perché alla chiamata della nostra anima non ci possiamo sottrarre per molto..

La ghianda dorata bussa alla porta durante un tempo di silenzio, uno spazio profondo di quiete e solitudine.

Si, perché le idee migliori arrivano quando metti in pausa la tua mente, là in quello spazio senza tempo che contiene il tutto.

Un’intuizione e una voce chiara, secca e decisa, questa volta senza più tentennamenti.

Ora si che è tutto più chiaro, ora si che tutto ha un senso, quel senso tanto agoniato!

Se fosse stata una donna disciplinata e organizzata, probabilmente avrebbe capito molto tempo prima cosa “fare da grande”.

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